sabato 1 dicembre 2012

La fine del mondo


Commento al Vangelo – I Domenica di  Avvento C 2012 (Lc 21,25-28.34-36)

La fine del mondo

                                                                 Egli aveva detto che Gerusalemme sarebbe stata calpestata dai pagani, fino al compimento del loro tempo, cioè fino a che anch’essi avrebbero avuto il castigo delle loro iniquità; e, siccome questo avverrà alla fine del mondo, accennò subito ai segni caratteristici e specifici che l’avrebbero annunciata. Oltre ad una nuova e più spaventosa conflagrazione delle nazioni, infatti, che desolerà la terra, vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle cioè, com’è detto in san Matteo (24,29) e in san Marco (13,24), il sole si oscurerà, e conseguentemente la luna apparirà rossa di sangue, e l’universo sarà scosso e perturbato. Sulla terra vi saranno violentissimi terremoti, aeromoti, e maremoti, e i popoli ne saranno costernati, non sapendo quello che potrà accadere in mezzo allo sconvolgimento delle potenze dei cieli.
        Nello sconquasso spaventoso di tutte le forze della creazione la terra sarà distrutta e periranno tutte le opere che l’uomo vi compì, staccandosi da Dio e inorgogliendosi miseramente. Comparirà allora Gesù Cristo su di una nube del cielo, cioè in un nembo di gloria, con grande potenza e maestà e verrà a giudicare tutti gli uomini, per dare a ciascuno quello che avrà meritato.
Dopo il terribile annuncio della distruzione di Gerusalemme e della fine del mondo Gesù Cristo si rivolge ai suoi uditori e agli uomini tutti del mondo, per indicare loro quale dev’essere l’atteggiamento che devono avere nelle grandi tribolazioni delle quali saranno testimoni. Il primo atto da compiere sarà quello di elevare gli occhi al cielo e confidare in Dio, aspettandosi le sue misericordie spirituali: Mirate in alto e alzate le vostre teste perché si avvicina la vostra redenzione. Ogni castigo ha un fine di misericordia nelle vie di Dio e il castigo finale preluderà al regno del Signore e al trionfo pieno della Chiesa; dunque, quando incominceranno a verificarsi le parole divine di Gesù, l’anima deve confortarsi e sperare nel regno di Dio.
Questa dev’essere la nostra vita nei momenti delle grandi tribolazioni che incombono già sulla terra e che incomberanno alla fine del mondo: dobbiamo levare lo sguardo a Dio, sospirando al suo regno; dobbiamo zelare la gloria del Signore e il bene delle anime e, senza farsi trascinare dai sensi, dobbiamo mortificarci e pregare. Non si può rimanere indifferenti quando Dio chiama, e se in ogni tempo come disse Gesù –, è necessario pregare, nel tempo della tribolazione è necessario farlo senza intermissione per il proprio bene e per quello degli altri.
        Gesù disse di vigilare, pregando di essere fatti degni di schivare tutte le cose terribili che dovranno avvenire; dunque, certe tribolazioni possono evitarsi o per lo meno attenuarsi con la preghiera.
        Se nei momenti di sconvolgimenti le nazioni pensassero a promuovere la preghiera pubblica, quanto gioverebbero di più ai popoli anziché con le loro preveggenze materiali, i loro armamenti e la loro tirannica disciplina!
        E se le anime consacrate a Dio pensassero specialmente alla loro responsabilità innanzi al popolo, con quanta cura baderebbero a conservarsi sante, mortificate, e in continua preghiera!
         Non si provvede al bene comune con le chiacchiere, ma levando le mani supplichevoli a Dio e implorando la sua misericordia.Commento al Vangelo – I Domenica di  Avvento C 2012 (Lc 21,25-28.34-36)

Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo

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